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15/07/2022

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È uscito il XIII Rapporto annuale "Cina 2022", prima edizione di ICCF


È uscito "Cina 2022. Scenari e prospettive per le imprese", il nostro XIII Rapporto annuale. L'edizione di quest'anno è la prima pubblicata da ICCF ed è stata presentata il 13 luglio in live streaming da Milano e lunedì 18 luglio, con un evento in modalità ibrida presso l'università Roma Tre.  
Nei prossimi giorni, tutti i Soci e i Consiglieri di ICCF riceveranno gratuitamente la loro copia digitale del Rapporto. Per i non associati interessati a conoscere le nostre attività e ad avere informazioni su "Cina 2022", è possibile contattarci via mail a info@italychina.org.


Qui di seguito il comunicato stampa uscito venerdì 15 luglio:
Negli ultimi mesi alcuni indicatori, dal traffico merci alle vendite al dettaglio, suggerivano che il Pil cinese sarebbe drasticamente diminuito nel secondo trimestre del 2022: intoppi nella catena di approvvigionamento, continue e sostenute chiusure dovute alla politica di tolleranza zero nei confronti del Covid-19 e la conseguente sfiducia da parte dei consumatori e degli investitori hanno inciso fortemente sui dati trimestrali. Il risultato è stato che – come annunciato in data odierna dal National Bureau of Statistics cinese – nel secondo trimestre del 2022 si è registrata una crescita dello 0,4% a/a, ben al di sotto delle più severe previsioni dell’1,1%, in forte rallentamento rispetto al +4,8% registrato nel primo trimestre. Va sottolineato che il dato è profondamente influenzato dal lockdown in cui è piombata Shanghai a cavallo tra aprile e maggio e dalle più contenute chiusure che hanno interessato Pechino.
Nel trimestre appena concluso, escludendo la contrazione del 6,9% nel primo trimestre 2020 a causa dello shock iniziale dovuto allo scoppio della pandemia, si è registrata la peggior crescita trimestrale disempre dal 1992, anno in cui i dati della crescita economica cinese sono stati resi disponibili.
L’economia cinese è cresciuta dunque del 2,5% a/a nel primo semestre, rendendo il target di crescita annuale indicato da Pechino (circa 5,5%) sempre più arduo da raggiungere. Nel 2022 la crescita rimane ancora disomogenea, fortemente dipendente da un robusto andamento delle esportazioni e dall’accelerazione degli investimenti pubblici. La dinamica dei consumi privati resta modesta (hanno contribuito per circa il 38,5% della crescita del Pil nel 2021), limitata dalle drastiche misure di contenimento della pandemia, strategia che ha duramente colpito anche la ripresa dei servizi. Si segnala tuttavia un incoraggiante rimbalzo delle vendite al dettaglio che hanno fatto registrare un +3,1% a/a nel mese di giugno 2022, dopo alcuni mesi di costante contrazione (da -3,5% di marzo al -6,7% di maggio).
L’impatto che il conflitto in Ucraina può avere sull’economia mondiale, l’incertezza sull’evolversi della pandemia, unita alle difficoltà nel mercato immobiliare e all’inevitabile rallentamento della domanda estera, pongono serie sfide nello scenario della crescita economica cinese. Già inserita in un sentiero di progressivo rallentamento strutturale prima della pandemia (6,7% di media annua tra il 2015 e il 2019), l’economia cinese nel prossimo triennio potrebbe sfiorare tassi di crescita potenziale intorno al 5%. In questi ultimi quindici anni, la convinzione comune tra gli analisti era che la Cina avrebbe dovuto mantenere un tasso di crescita minimo per garantire una crescita socialmente stabile: a seconda dei periodi presi in considerazione, questa soglia è passata dal 10% al più recente 5,5%, obiettivo fissato idealmente da Pechino, senza renderlo formalmente esplicito. Al giorno d’oggi l’economia cinese è maggiormente prospera e matura rispetto a prima, ma la sua complessa infrastruttura manca ancora della flessibilità e di una maggiore diversificazione che consente alle economie occidentali di gestire e assorbire tassi di crescita più ridotti.

La Cina dovrà affrontare numerose sfide – come il cambiamento climatico, il degrado ambientale, l’invecchiamento della popolazione, la disoccupazione giovanile (a giugno ha toccato nella fascia di età 16-24 anni il tasso record del 19,3%) e il crescente indebitamento delle famiglie – per dare nuova linfa vitale ai propri fattori di crescita, così da raggiungere gli obiettivi di sviluppo socioeconomico di lungo termine che si è prefissata. Maggiori investimenti nell’innovazione, un’ulteriore apertura agli investimenti dall’estero, una costante valorizzazione del settore privato nonché ulteriori progressi nelle riforme istituzionali potranno aiutare il Paese ad affrontare queste sfide. [Elaborazione Centro Studi ICCF su dati National Bureau of Statistics of China]
Il nostro pensiero deve andare al primo lockdown totale, quello del 2020, che è durato quasi due mesi su un trimestre e ha portato a un calo del Pil del 6,9% - è il commento di Mario Boselli, Presidente di ICCF –. Quello che è successo nel primo semestre di quest’anno non ci deve stupire più di tanto come dato e guardando in avanti dobbiamo ricordarci la resilienza dimostrata dalla Cina nei trimestri successivi del primo anno di pandemia, con un risultato a fine 2020 di un +2,1%. Se si riuscirà a gestire, e possibilmente risolvere, l’emergenza sanitaria, potremmo avere dei recuperi inaspettati in termini di entità che potrebbero riequilibrare in positivo la situazione”.
Intanto i dati forniti dalle Dogane Cinesi solo qualche giorno fa hanno confermato la crescita dell’interscambio Italia-Cina nei primi sei mesi dell’anno - più 15% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, per un totale di 40,127 miliardi di Usd - con un import dalla Cina salito del 37% ma un export verso la Cina calato del 13%. Sulla stessa linea l’interscambio Cina-Mondo a +11% circa 3.000 miliardi di Usd, con import ed export entrambi in aumento, rispettivamente al 6% e al 14%. Nel mese di giugno le esportazioni cinesi hanno registrato il tasso di crescita più alto nei primi sei mesi dell’anno, per contro le importazioni con un +1% a/a hanno segnato un profondo calo. La Cina è un importante acquirente di materie prime – dal petrolio al carbone al mais – e questo è un duro colpo per un’economia globale già colpita dai timori di recessione. Ciò significa che quest’anno la Cina potrebbe non dare un contributo importante come negli anni passati alla domanda globale. [Elaborazione Centro Studi ICCF su dati General Administration of Customs China]
Analisi in linea con quelle contenute all’interno del Rapporto annuale ICCF "Cina 2022. Scenari e prospettive per le imprese", presentato mercoledì 13 luglio con un evento in live streaming da Milano (qui la registrazione della presentazione) e protagonista della prossima iniziativa in programma lunedì 18 luglio all’università Roma Tre (in modalità ibrida, a questo link il programma). L’edizione di quest’anno, la tredicesima, è la prima a uscire sotto il marchio dell'Italy China Council Foundation - ICCF, che ha visto la luce nelle scorse settimane dall'integrazione tra Fondazione Italia Cina e Camera di Commercio Italo Cinese (a questo link il comunicato stampa della presentazione di ICCF).
Il 2022 è un anno che sicuramente la Cina non potrà dimenticare facilmente e che si annuncia impegnativo su più fronti. Questi primi sei mesi sono stati segnati dai lockdown mirati, in città importanti come Shanghai e Pechino, che non solo hanno imposto un nuovo stop a due dei maggiori hub economici al mondo ma hanno anche fatto sorgere interrogativi sulla validità della strategia di “tolleranza zero” contro un nemico meno pericoloso ma più insidioso come la variante Omicron del Covid-19. Lo scoppio della guerra in Ucraina, nel febbraio scorso, ha ulteriormente complicato il delicato rapporto della Cina con il mondo occidentale, personificato da Stati Uniti e Unione Europea. Pechino resta in equilibrio tra la volontà di mantenere stretti rapporti con Mosca e la necessità di distanziarsi da un conflitto che, oltre al rischio di incorrere in sanzioni secondarie, potrebbe creare non pochi problemi economico-politici alla Cina in un anno di politica interna molto delicato e in un contesto storico di forte posizionamento cinese nell’Indo-Pacifico. Le notizie non mancheranno anche nella seconda parte del 2022, con il XX Congresso del Partito Comunista Cinese, che dovrebbe vedere la riconferma del ruolo di Xi Jinping alla guida del Partito e del Paese, e da nuovi tentativi di stabilizzare l’economia cinese. I temi chiave resteranno anche nei prossimi mesi, inevitabilmente, quelli della gestione della pandemia, del conflitto russo-ucraino e della crescita economica.
Indicazioni positive per l’economia arrivano però dal settore delle vendite, che fanno registrare leggeri segnali di ripresa, e dal primato – che la Cina vanta e non sembra intenzionata a perdere – come modello di innovazione in diversi settori, dall’elettrico in campo automotive alla digitalizzazione. Inoltre “la lenta riapertura e la ripresa dei voli di collegamento tra Cina e resto del mondo sono la notizia che ci fa sperare più di tutto in un ritorno alla normalità – si legge nella prefazione al Rapporto firmata dal Presidente ICCF, Mario Boselli - non solo perché permetterà di far tirare il fiato alle aziende che da anni lavorano a stretto contatto con il mercato cinese ma anche, e soprattutto, come ormai da mesi ci chiedono i nostri associati, permetterà la nascita di nuove attività e la normale ripresa dei rapporti, anche istituzionali, che negli ultimi anni sono stati mantenuti grazie al virtuale. Come ripeto ormai da tempo, la strategia da adottare è quella di puntare sulla collaborazione, non sulla concorrenza, per cogliere le opportunità che questo grande Paese offre e non fermarsi davanti alle criticità, che sono esistite e continueranno ad esistere. Nel bilancio di queste ultime decadi, le prime hanno sempre pesato più delle seconde ed è su questa strada che vogliamo continuare a camminare”.



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