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18/07/2018

基金会

Presentazione Rapporto 2018 alla Farnesina

La Fondazione Italia Cina ha presentato oggi a Roma il suo IX Rapporto annuale “Cina. Scenari e prospettive per le imprese”, il rapporto previsionale che raccoglie ricerche, analisi di rischio e previsioni nel breve-medio periodo sulla Cina. Il Rapporto è elaborato dal CeSIF, il Centro Studi per l’Impresa della Fondazione Italia Cina, ed è curato da Filippo Fasulo e Alberto Rossi. La tappa romana è la quarta del roadshow che ha già toccato Ancona, Firenze e Milano.  

La presentazione dell’edizione 2018 si è tenuta oggi nella Sala Conferenze Internazionali della Farnesina ed è stata aperta dal Segretario Generale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Elisabetta Belloni, seguita dal neo Presidente della Fondazione Italia Cina, Alberto Bombassei, da Ettore Francesco Sequi, Ambasciatore italiano in Cina (in collegamento video da Pechino), da Li Ruiyu, Ambasciatore cinese in Italia, e da Francesco Palumbo, Direttore Generale del Turismo presso il MIBACT, moderati da Nicola Lener, Direttore Centrale per l’Internazionalizzazione del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. I contenuti del Rapporto sono stati illustrati da Filippo Fasulo, Coordinatore scientifico del CeSIF. Al suo intervento sono seguiti quelli di Enrico Toti, Responsabile China Desk NCTM, e di Eugenio Raffaelli di Diacron. Le testimonianze aziendali sono state portate da Fausto Palombelli, Direttore Marketing e Sviluppo Aviation Aeroporti di Roma, e da Luigi De Vecchis, Presidente Huawei Italia. Ha moderato Virman Cusenza, Direttore del quotidiano Il Messaggero. 

La Cina che cambia porterà grandi opportunità per le aziende italiane e, per continuare a far crescere gli scambi commerciali, occorre una maggiore consapevolezza di questa mutazione – ha dichiarato il Presidente della Fondazione Italia Cina, Alberto Bombassei –. L’impegno riversato nel settore del commercio, come in quello dell’industria, deve mantenere una sponda anche in un altro ambito economico cruciale: quello turistico. La Cina è il più grande mercato del turismo, sia in termini di spesa sia di numero di viaggi verso l’estero e, in prospettiva, fattori quali maggiore reddito e ridotta burocrazia renderanno sempre più facile viaggiare per la classe media cinese. Per il mercato turistico italiano questa costituisce un’opportunità e, per coglierla, è fondamentale che offerta, comunicazione e servizi proposti dalle varie destinazioni siano adeguati alla nuova sfida”.

IN SINTESI_ Il 2017 è stato l’anno del rafforzamento della posizione di Xi Jinping sul piano interno e internazionale. Il XIX Congresso del Partito comunista cinese che si è tenuto nel mese di ottobre ha certificato la sua ascesa in un processo che si è completato con la riforma costituzionale, nel marzo 2018. Il discorso di Davos sulla globalizzazione e il lancio ufficiale della Belt and Road Initiative hanno definito la nuova proiezione estera della Cina di Xi Jinping. L’evoluzione del contesto politico interno ha un forte impatto, in quanto certifica la continuità delle linee di politica economica definite dal Governo cinese. Il contesto di riferimento continua a essere quello del New Normal, ovvero il riconoscimento che la Cina si trova in una nuova fase della propria economia caratterizzata soprattutto da un tasso di crescita più lento, e che il Paese sta affrontando una profonda transizione, che lo porterà ad essere un’economia avanzata e basata in particolare su consumi, servizi e innovazione. L’elemento cardine di questa nuova fase economica è che alla quantità bisogna dunque ora sostituire la qualità.
LE TRE BATTAGLIE_ Per raggiungere gli obiettivi indicati Xi Jinping, che nel frattempo ha accentrato su di sé il potere di indirizzo economico, ha delineato le strategie e i temi più significativi. La sua azione di politica economica, infatti, ruota attorno al concetto di Supply side structural reform, che prevede un miglioramento del processo produttivo attraverso la riduzione della sovraccapacità. Nel corso del 2017, inoltre, il Presidente cinese ha identificato quelle che sono le priorità dell’agenda economica cinese, le cosiddette “tre battaglie”: eliminare la povertà, ridurre il rischio finanziario e proteggere l’ambiente. Questi tre temi sono coerenti con il modello del New Normal e sono un’indicazione della continuità che il rafforzamento del potere di Xi potrà dare alla politica economica cinese. 
IL LUNGO PERIODO_ L’avanzamento per gradi è una caratteristica consolidata delle riforme cinesi, che si vedono anche negli obiettivi a medio e a lungo termine fissati dalla dirigenza cinese. Il Sogno Cinese, potente immagine di successo nazionale resa celebre da Xi Jinping nel 2012, punta a far diventare il Paese pienamente moderno entro il 2049, anno del centenario della fondazione della Repubblica popolare cinese. Nel frattempo, nel 2021 verrà celebrato il raggiungimento di una società moderatamente prosperosa, in coincidenza con il centenario dalla nascita del Partito, e il 2035 sarà un passaggio fondamentale in vista della piena modernità. Un’altra ricorrenza cruciale sarà il 2025, quando terminerà la prima fase di Made in China 2025, il piano rivolto alla riqualificazione dell’intero tessuto industriale cinese. La crescita qualitativa del tessuto commerciale produttivo cinese comporterà sul lungo periodo la necessità di potenziare l’eccellenza creativa e produttiva italiana.  
LA GUERRA DEI DAZI_ Il 2017 è stato anche l’anno della grande ascesa globale della Cina. La sovraesposizione cinese, però, non è legata solo alla Belt and Road Initiative, ma all’intensificarsi di un conflitto commerciale latente con gli Stati Uniti che si è manifestato in pienezza nella primavera del 2018. Questo tipo di frizioni erano state previste dal CeSIF, anche riprendendo quanto il presidente Trump aveva annunciato nel corso della campagna elettorale che lo ha portato a conquistare la presidenza. Il contrasto, tuttavia, non è inquadrabile soltanto in reciproche rappresaglie sui dazi, quanto piuttosto apre una lunga fase di confronto fra Cina e Stati Uniti sulla leadership economica globale, che porterà alla revisione dei pesi relativi delle maggiori economie mondiali. In questo contesto, il tema del primato tecnologico avrà un ruolo decisivo, e non è un caso che l’azione del Presidente Trump si sia rivolta ai settori coinvolti dal piano Made in China 2025.    
CONSUMI E TECNOLOGIA IN CRESCITA_ È possibile confermare anche nel 2018 le due dinamiche principali per chi è intenzionato a confrontarsi con il mercato cinese. Da un lato, dunque, c’è la costante crescita dei consumi trainata dall’urbanizzazione, che apre opportunità di retail sia in settori a basso costo sia nei comparti del lusso, a patto però di calibrare bene le modalità di accesso al mercato, di posizionamento e di distribuzione [Il 2017 ha visto la miglior performance di sempre per l’export italiano, per la prima volta sopra i 20 miliardi di dollari: +22%, una crescita mai così accelerata dal 2010 e miglior risultato di un Paese Ue in Cina]. Il secondo elemento, invece, è quello della crescita del livello tecnologico della produzione industriale cinese, una circostanza che richiederà nel breve periodo competenze e conoscenze, e che aprirà importanti nicchie nella componentistica meccanica. A questi si aggiunge un tema particolarmente rilevante, che però risulterà evidente solo nel medio periodo: la spinta cinese alla globalizzazione, cui fa riferimento la Belt and Road Initiative. In questa luce è opportuno osservare i temi chiave: consumi, qualità e globalizzazione. 

L’edizione 2018 del Rapporto annuale è composta da 309 pagine, 251 grafici, 28 tra tabelle e box. La pubblicazione prevede sei sezioni: le prime quattro riportano un’analisi di rischio Paese da un punto di vista politico, macroeconomico e di business environment. La quinta espone le principali implicazioni e opportunità settoriali per le imprese estere in Cina, con particolare riferimento a quelle italiane, ma anche per l’Italia come Paese. Nello specifico sono analizzati 11 settori: alimentare, sanitario, retail, beni di lusso, energia e tecnologie pulite, ambiente, chimica, macchinari, automotive, media e intrattenimento, arredamento. L’ultimo capitolo presenta le opportunità in Italia: turismo cinese e shopping, investimenti e incoming di studenti dalla Cina.


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